Pneumatici: troppa trascuratezza, sì a incentivi per il cambio

di Silvia Terraneo (She Motori)

Quanti di voi controllano le gomme regolarmente? Soprattutto prima di un lungo viaggio? Lo sapete quanto sia importantissimo farlo? Come ogni anno Polizia stradale, Assogomma e Federpneus si impegnano nel progetto “Vacanze Sicure” per fare il punto della situazione. Ecco i pessimi risultati: su 13.500 auto, 3 su 10 hanno problemi alle gomme. In un periodo in cui sulle nostre strade c’è più traffico per gli esodi estivi è importante affrontare il viaggio con la vettura in ordine. Prima di tutto occorre avere gomme gonfie e in buono stato perché quei pochi centimetri quadrati sono l’unico punto di contatto tra il nostro veicolo e il suolo. Su di essi dobbiamo contare per frenare, ammortizzare, dare direzionalità, trasportare carichi, ecc.

L’indagine condotta dagli agenti della Polstrada aveva lo scopo di verificare lo stato delle gomme delle automobili e le loro possibili avarie e irregolarità, ovverosia la corretta omologazione, la corrispondenza dei parametri dimensionali e prestazionali riportati nella carta di circolazione, l’eventuale presenza di tagli e/o danneggiamenti visibili ad occhio nudo, ecc. Occhi puntati ovviamente sulla profondità del battistrada che per legge deve essere come minimo di 1,6 mm.

“È evidente che gli incentivi all’acquisto di nuove vetture non sono sufficienti a stimolare il rinnovo del parco macchine, che purtroppo continua a essere sempre più vetusto, perché gli italiani non hanno sufficienti disponibilità economiche – spiega Fabio Bertolotti, direttore di Assogomma -. E’ quindi necessario prevedere anche incentivi per la manutenzione dei veicoli con una particolare attenzione a quei dispositivi che hanno una rilevanza fondamentale per la sicurezza stradale, come a esempio pneumatici e freni. Nei mesi scorsi si era ventilata l’introduzione di un bonus per l’acquisto di pneumatici per auto di classi  “A” o “B” con vantaggi fino al 7% in meno sul consumo di carburante e fino al 30% in meno nello spazio di frenata su bagnato. Tutto ciò con effetti positivi sull’ambiente e sulla sicurezza stradale. L’agevolazione è stata ritirata per mancanza di fondi, ma contestualmente il Governo si è espressamente impegnato a concedere questi incentivi. Speriamo che la promessa venga onorata al più presto nell’interesse di tutti”.

 

 

Volvo Studio Milano: il pallavolista Piano con il cuore

di Silvia Terraneo (SheMotori)

 

Pallavolo, uno sport di squadra, uno dei giochi più conosciuti e praticati al mondo. Questa volta il campo da gioco è il Volvo Studio Milano per il terzo  appuntamento della rassegna #unviaggio incredibile con protagonista Matteo Piano, capitano della Allianz Powervolley Milano.

“L’umiltà nello sport è tutto, e lo sport ha bisogno di insegnanti di umiltà; la sola forza porta alla medaglia”, è il fuoriclasse a rompere il ghiaccio.

Sportivissimo, altissimo, simpaticissimo: Matteo quando hai iniziato a giocare a pallavolo?

“Questo lungo viaggio con la pallavolo è iniziato quando ero bambino, all’età di 7 anni. E pensare che mi ero anche fermato per passare al basket, ma compiuto 12 anni ho ripreso, vestendo diverse maglie, alcune molto importanti”.

 

Hai avuto qualche imprevisto?

“Me ne sono successe tante, l’imprevisto mi ha comunque formato, fatto crescere e adesso sono quello che sono grazie anche a questo vissuto. Sono grato di come ho affrontato tutto, merito anche della vicinanza delle persone. Ne parlo nel mio libro “IO IL CENTRALE E I PENSIERI LATERALI”, scritto a quattro mani con la psicologa dello sport Cecilia Morini. Il libro è uscito a ottobre 2019. Tanti gli spunti e gli argomenti affrontati in quella che non è una autobiografia, ma la storia di un percorso iniziato parecchi anni fa, nella quale vengono raccontati con grande genuinità e semplicità gli ostacoli affrontati da chi, prima di essere un pallavolista, è un uomo”.

 

 

Cos’è per te la pallavolo?

“È lo sport di squadra che più amo, difficile da approcciare, in quanto non è così facile divertirsi senza le basi. Ma è quello sport che ti fa mettere al servizio degli altri. E vero, ce ne sono tanti, ma la pallavolo… forse sarà per la vita nello spogliatoio, il campo piccolo, la vicinanza con gli  spettatori.. e anche la famiglia è qualcosa di così importante. Credo molto nei valori di questo sport che riesce a trasmettere positività in ogni contesto. La pallavolo è molto inclusiva: essendo complicato tenere la palla in aria, ci si aiuta veramente tanto a differenza di altri sport dove c’è la voglia di primeggiare. Io non ero bravissimo, ma ho resistito”.

 

La notte prima della partita partita?

“È cambiata negli anni, adesso la vivo con rilassatezza, mi piace stare in casa a cucinare con gusto e abbondanza. E’ una notte sempre speciale dove cerco di fare qualcosa che mi faccia stare bene. La vigilia è sacra per me”.

 

Qualcosa da aggiungere?

“Ringrazio tutte le persone che mi hanno visto partire, la mia famiglia, gli amici. Per loro sono “Dendolo”, il ragazzo di sempre. Sono cresciuto, ho imparato molto, ma la bellezza della nostra intimità è rimasta quella. Venite a tifare l’Allianz Powervolley Milano!”.

 

In pista a Misano: sfida in Smart (e prova ricarica)

di Roberta Pasero

Erano 23 le Smarteqfortwo che si sono sfidate nelle prove by night e by day di Smarteqfortwo Cup.
Una due giorni sul circuito dell’autodromo di Misano per mettere alla prova anche la ricarica elettrica delle baby Smart, al termine dei giri con le vetture partite con carica piena eSolutions, satellite di Free2move, Gruppo Stellantis. Che ha tante interessanti novità anche per chi le elettriche non le guida in pista, ma sulle strade di sempre.

Io e i big del design: Mitja Borkert (Lamborghini) 

di Roberta Pasero

Intervistare Mitja Borkert, ingegnere e designer capo del centro stile Lamborghini, ogni volta vuol dire allargare i confini del foglio di carta dove da decenni schizza i suoi sogni a matita e riflettere non sull’ultimo modello (troppo facile) ma sul mondo che ruota attorno a ognuno di noi.
Per lui, diventato grande nella Germania dell’Est, lo stupore era vedere il fotogrammo di un’auto di Formula 1 sulla tv della Germania Ovest che sfrecciava più veloce della sua immaginazione. E che ancora oggi viaggia a due velocità. Quella delle sue Lamborghini e quella della sua mente dalle tante sfumature green.

Nuova Kia Niro: a guidarla la musica di Mahmood

di Roberta Pasero
È la musica che gira intorno a Nuova Kia Niro. La musica di Mahmood che accompagnerà il pre lancio del crossover che dopo 10 anni torna con nuova energia.
 
“Il progetto Sounds Wonderful“, spiega Giuseppe Mazzara, direttore marketing Kia Italia, “vuole supportare il talento di giovani musicisti emergenti. Mahmood, con altri due coach, li aiuterà ad esibirsi su un palcoscenico a fianco di un artista affermato”. Il tutto culminerà il 9 luglio quando all’Arena Campo Marte di Brescia il talent vincitore aprirà il concerto di Mahmood. 

Milano e il primo Flagship store Alfa Romeo: per Imparato un ritorno al passato

di Roberta Pasero 
 
Jean-Philippe Imparato, amministratore delegato Alfa Romeo in Stellantis, torna in un luogo per lui storico e ricco di ricordi dove lavorò 15 anni fa quando era a capo di Citroën Italia. È la concessionaria di via Gattamelata, a Milano, un tempo quartier generale del “Double Chevron” che, segno del destino, l’ingegner Romeo vendette proprio a Citroën nel 1924.
 
Qui, Imparato ha inaugurato il primo flagship store mondiale di Alfa Romeo con il lancio ufficiale di Tonale. Ed è stata l’occasione per ricordare le strategie del marchio che, da qui al 2030, prevede un lancio ogni anno puntando sempre su qualità, stile italiano e motorizzazioni elettrificate.

Jeep Gladiator: il pick-up anche per… gladiatrici

di Silvia Terraneo (She Motori)

Mi metto al volante e penso che molte tra le parole più belle cominciano per A. A come Avventura, A come Adrenalina, A come Amore e A come…Andiamo!  Queste sono le prime parole che associo alla mia prova con Jeep Gladiator: una Wrangler in tutto e per tutto, semplicemente allungata, sicuramente molto più conosciuta negli States. Seduti in abitacolo ci si sente dei guerrieri invincibili. Si, perché la Gladiator si fa largo ovunque, suscitando quell’irrefrenabile voglia di viaggio, esplorazione e quella sensazione di essere inarrestabili in ogni condizione del percorso. Se guidarla sull’asfalto è un gioco da ragazza, immagina di sentirti libera di affrontare percorsi off-road e persino guadi, alla ricerca di sempre nuovi orizzonti.

Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare? Detto fatto: le sfide alle quali vengono sottoposti, ogni giorno, i pick-up definiscono le grandi doti di resistenza e affidabilità della Gladiator. Fare fuoristrada tra terreni sterrati e sabbiosi al volante qui è un imperativo per cercare di afferrare per un attimo la sua anima libera.

 

La provo nella motorizzazione Diesel V6 3000 da 264 cv con cambio automatico 8 rapporti. Anzi, mi correggo, a 24 rapporti. Avete letto bene, 24. Alla guida, infatti, puoi scegliere, poiché hai a disposizione un cambio automatico a 8 marce con la trazione sulle sole 2 ruote posteriori, l’opzione a trazione integrale da vera 4×4, e infine trazione integrale con marce ridotte. Che, tradotto nella vita di tutti i giorni, diventa utile, per esempio, in caso di difficoltà nell’affrontare le rampe ripide dei parcheggi sotterranei: trazione integrale, marce ridotte e la pendenza è solo un lontano ricordo. Nuova nell’outfit ma saldamente connessa alla storia di Jeep: Gladiator cresce in dimensioni eppure continua ad esaltare le qualità  indomite da fuoristrada.

 

Il test drive è esaltante poiché, nonostante a primo impatto possa far supporre il contrario, la Gladiator è dinamica e, ovviamente, molto molto versatile. Abbandonata la Jungla urbana è stato impossibile frenare la voglia di metterla alla prova nel suo habitat. Per l’occasione, ho scelto di godermi un off-road leggero percorrendo un tratto montano in Valdisotto, affascinante luogo in cui la natura domina incontrastata creando uno stretto corridoio percorso dal fiume Adda, che collega la contea di Bormio al resto della Valtellina. Con Gladiator ci si gode la varietà del paesaggio incontaminato, passandoci attraverso in scioltezza.

 

Le sospensioni hanno un comfort di marcia in off-road come se ci si trovasse su una strada asfaltata. Un pick-up si, ma scordatevi un noioso mezzo da lavoro: Jeep Gladiator ha solo la forma del pick-up senza nascondere comodità da station wagon, l’impostazione di guida alta di un Suv e l’ebbrezza dell’open air nella sua versione cabrio!

 

L’unica difficoltà? Tornare sull’asfalto accettando di essere nuovamente assorbiti dal grigio traffico cittadino. Tolta la piccola parentesi “wild”, il mio test si è basato principalmente su un utilizzo quotidiano tra le vie cittadine e qualche gita fuori porta con tratti di superstrada e vie di montagna. Questo enorme pick-up americano ha una praticità di guida a cui ci si abitua facilmente al punto da dimenticarsi in un attimo di avere a che fare con volumi importanti, tanto nella lunghezza (parliamo di un pick up di oltre 5,5 mt) che nella cubatura totale.

Sui tratti autostradali ritroviamo comfort e prestazioni: il potente motore sotto il cofano non vede l’ora di ruggire e per un attimo quella che vedo di fronte a me è una highway americana che profuma di libertà. Per questo è sempre bene fare attenzione e dosare il piede sul gas: Gladiator spinge davvero molto, con tanta coppia a qualsiasi velocità e permette sorpassi in tutta sicurezza. Se ami, come me, la velocità attenzione ai limiti.

 

La posizione di guida alta per noi donne è una vera rivelazione: permette di notare particolari a cui non sei abituata e contemporaneamente genera sicurezza e voglia di andare oltre. Sulla strada come nella vita. Lasciata l’autostrada mi appresto a godermi i tornanti dei paesaggi collinari e montani, certa che la Gladiator sarà una compagna di avventura eccellente. Km dopo km rivela piacevolezza di guida, leggerezza dello sterzo, e un acceleratore forse troppo leggero che costringe all’attenzione per evitare di andare troppo veloci. In questo contesto rimuovere le due porzioni di tetto rigido è un must: avventura arrivo!

 

Punti a suo favore anche nei consumi: a dispetto della sua stazza e del motore ruggente consuma molto meno di quanto ci si aspetti. Nel mio test drive, a fronte di centinaia di km macinati su percorsi misti, ho avuto delle medie vicine a 12 km/litro con una guida da tutti i giorni. Ma oltre ai suoi punti di forza vediamo qualche punto a suo svantaggio.

 

Date le dimensioni diventa davvero sfidante trovare parcheggio nelle condizioni di sovraffollamento cittadino. Anche la qualità audio non mi ha fatto impazzire: in modalità DAB il segnale non è pulito e ci sono continui “ronzii”. Il cambio automatico nelle prime 3 marce tende a salire di giri prima di passare alla marcia successiva, soprattutto nei tratti di strada in discesa. Ciò, probabilmente, è dovuto alla gestione software che tende ad utilizzare maggiormente il freno motore per adattarsi meglio alle situazioni di eventuale off road. In generale però la cambiata rimane impercettibile.

 

Capitolo valigie: dove si mettono? Se si viaggia a pieno carico (5 persone) il loro posto è nel cassone (con portata di 618 kg), dove rimango all’asciutto anche sotto l’acquazzone grazie alla copertura soft (opzionale) in tela. Se viaggi spesso ti consiglio di optare per l’opzione di copertura rigida con chiusura a chiave.

 

A test concluso la sensazione che rimane è quella di una bella avventura tra asfalto e off road. Scegliere Gladiator significa non passare inosservati. Se abiti in città abituati alle sue dimensioni e alla pazienza di trovar parcheggio. Se invece hai un animo country, vivi a contatto con la natura e sogni il Texas è la soluzione perfetta per te.

Milano Design Week: Daniela Gerini veste Citroën Ami

di Roberta Pasero 

C’è una Ami tra me e Daniela Gerini, una delle stiliste e designer che per la Milano Design Week hanno vestito con abiti stravaganti, eleganti, coloratissimi cinque Citroën Ami, trasformandole in opere d’arte. La Gerini, che ha l’atelier nel Quadrilatero della moda nello storico spazio dove Biki creava gli abiti per Maria Callas, ha colorato con linee, lettere, tinte flash questa piccola trasformista bifronte francese.

 
Il quadriciclo 100% elettrico è in mostra nelle cinque varianti di fronte alla galleria di Rossana Orlandi per la Milano Design Week. È stata lei ad aver scelto Yukiko Nagai, Paola Navone, Draga Obradovic, Ludovica Serafini e, appunto, Daniela Gerini, per questo progetto tutto al femminile Citroën Les AMI di Ro. 

Volvo Studio: a tu per tu con Davide di “Cotto al Dente”

Silvia Terraneo, She Motori e Davide Campagna di Cotto al Dente

di Silvia Terraneo (She Motori)

“Un Viaggio Incredibile” è la storia di vite curiose, inusuali. Punto di partenza: il viaggio unico e straordinario che rende la vita di ognuno irripetibile e meritevole di essere raccontata. Tra i viaggi possibili che possiamo compiere,  il più grande di tutti è quello che chiamiamo “vita”. Vivere questo viaggio è indimenticabile, raccontarlo è emozionante.

 

Non esistono grandi o piccole storie, ma tante storie differenti tutte da raccontare. E ne ho trovata una interessantissima, quella di Davide Campagna di @CottoalDente, ma è solo la prima di tante dal vivo, un’opportunità offerta dal Volvo Studio di Milano.

Davide, dentista di professione, (e si vede! sorriso super white e ben curato!), appassionato di food, atleta, esperto di fitness e – ciliegina – scrittore, ha recentemente pubblicato “Il metodo Cotto al dente”.


Davide è tante cose, ma soprattutto è un influencer di Food & Fitness, conosciuto da tutti come @cottoaldente, una delle Community più in crescita in Italia nel settore sportivo e della sana alimentazione.

 

Davide come è nato Cotto al Dente?

“Un viaggio davvero incredibile, iniziato nel 2012 nella cucina, facendo delle foto con una mia amica fotografa, E così, fai una foto e poi un’altra ancora (si dice l’appetito vien mangiando…) ho aperto un blog di cucina online. Prima pubblicavo una volta al mese, poi una volta a settimana, e piano piano, nel tempo e negli anni, tutti i giorni. Ci sono voluti dieci anni  ma siamo cresciuti”.

 

Gli ingredienti sono alla base di un buon piatto: quali quelli del successo di Cotto al Dente?

“Negli anni c’è stata un’evoluzione del cibo: quindi, quello che si mangiava in quel periodo lo facevo vedere, ma soprattutto la passione per il cibo e lo sport. In più anche i viaggi che ho introdotto. Dunque, tutto ciò che mi rende felice. Si può mangiare molto bene, pur mangiando sano, perché il problema non è lamentarsi senza calorie o rinunciare alle cose, si può mangiare di tutto, basta semplicemente stare attenti e… fare anche un po’ di movimento”.

 

Intendi, movimento come la tua ultima maratona? Per correre così come bisogna prepararsi?

“Devi allenare il fisico, sicuramente, ed ed è abbastanza scontato, ma devi allenare soprattutto la mente perché 42 km e 195 metri non si fanno solo con il corpo, ma anche con la mente. Io, quando corro, penso a tutto, anche al cibo, a volte penso a cosa mangerò dopo. Quindi, l’acquolina ti porta a correre più veloce per arrivare prima a casa”.

 

E quando cucini, a cosa pensi ?

“Mi piace molto cucinare con un bicchiere di vino e con un po’ di musica. E poi si cucina sempre per qualcuno, per gli amici, per la famiglia, per una ragazza. Mi piace molto unire il cibo italiano con le spezie e i sapori che scopro viaggiando, la mia cucina è un mix tra quella italiana e quella orientale. Piatti semplici, sani e gustosi, utilizzando prodotti con ingredienti naturali, di qualità e selezionati con attenzione, senza mai rinunciare al gusto. Anche in cucina, poi, bisogna essere sostenibili a 360°.

 

Hai qualche consiglio per chi viaggia tanto e guida molte ore l’auto?

“Suggerisco un’attività fisica prima e dopo il viaggio. Se siete in aereo, una passeggiatina nel corridoio; se siete in macchina, di fare una sosta. Io utilizzo spesso le calze, quelle a compressione, e a Boston, appena atterrato, ho  fatto una camminata di 20 minuti per riattivare il tutto. In macchina si può muovere il collo, si possono muovere le braccia. Restare troppo fermi non va bene”.

 

Ma possiamo diventare come te, nelle foto su Instagram, se seguiamo i tuoi allenamenti? Soprattuto ora, che si avvicina l’estate?

“Semplicemente, la base di tutto e metterci un pochino di moto. Bastano un paio di scarpe da tennis, uscire a camminare tutti giorni. Bisogna essere attivi: una corsetta, un giro in bici, anche solo le scale di casa. Ed è chiaro che l’alimentazione è importante, senza dover rinunciare a tutto, ma stando attenti alle dosi, Perché la quantità, alla fine, spesso ci va a fregare…”

 

Cotto al Dente è una community che riunisce gli amanti del cibo e dello sport. E Davide è il perfetto esempio di chi insegue i propri sogni.

Come scrisse lo scrittore americano John Steinbeck, “Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone”.

 

Quella nuova vita da experience teller. Grazie a una chopper bike 

di Roberta Pasero

Cherchez la femme? No. Cherchez le vélo. Cercate la bicicletta. Una Sun of the beach, un tipo da spiaggia, nera con dettagli color cuoio, manubrio da Easy rider e istinto ribelle. Se la intercettate sul lungo Tevere o nel centro storico di Roma inutile chiedersi “Lui chi é?”. Perché siete certi che in sella a questa chopper bike c’è Francesco Fontana Giusti. Chi si occupa di motori sa chi è: un fantasista della comunicazione. Un instancabile detective delle emozioni. Uno che in oltre vent’anni nel mondo automotive ha trasformato con stile inconfondibile, con test drive experience e claim ad effetti speciali, automobili di ordinaria personalità in emozioni a quattro ruote.

“Ho sempre creduto in una comunicazione automotive lifestyle. Una comunicazione obliqua che non parli di vetture termiche o elettriche come pezzi di metallo, motorizzazioni, autonomia della batteria, tempi di ricarica, ma che si allarghi a cerchi concentrici ad altri mondi, all’arte, la moda, l’architettura, il viaggio, le emozioni, per raccontare non una nuova automobile ma una brand experience. Non soltanto la mobilità, ma uno stile di vita. Non il mondo di oggi, ma un futuro da immaginare e costruire”, spiega Fontana Giusti. “Tesla, per esempio, è diventato un global brand perché Elon Musk con la sua visione illuminata ci ha raccontato il viaggio su Marte. È andato oltre le automobili, a beneficio del marchio, perché poi di una comunicazione così trasversale che si fa ricordare ne beneficiano a cascata tutti i prodotti e, come in questo caso, le auto che appartengono a quel brand”.

 

Anche per inseguire questa sua idea futuribile della comunicazione, quando qualche mese fa è uscito dal tourbillon aziendale, si è lanciato in una nuova avventura, creandosi un’altra identità professionale taylor made, molto più intrigante e visionaria: quella di experience teller. Attorno ha costruito tutto un mondo social rivoluzionandone il linguaggio, come ha sempre fatto con la comunicazione: un sito fuori dall’ordinario, www.experienceteller.it, e l’ inedito e caleidoscopico calembour-blog del venerdì, il FRAday, che di settimana in settimana forma un puzzle a incastro tra pensieri di carta e dialoghi con l’arte, tra riflessioni analogiche e deserti specchiati nelle stelle, tra oggetti di design ribelli e vagabondi e think greenimal. Un puzzle in progress che con il portfolio dei suoi scatti e videotelling crea link emozionali con una community sempre più ampia, anche su Facebook, Instagram, LinkedIn, Twitter, You tube.

“Il restart per la mobilità deve iniziare proprio dal Think Greenimal, un pensiero che racchiude due mondi e due filosofie complementari, il Green e il Minimalismo, una doppia direzione per il futuro tra sostenibilità ambientale ed estetica dell’essenziale, dove l’uomo dev’essere sempre al centro di un viaggio che va oltre l’immaginazione”, riflette Francesco Fontana Giusti,  comunicatore globetrotter da sempre. “In particolare, per rilanciare il mondo automotive in crisi d’identità, si dovrebbe umanizzare la comunicazione facendo parlare, per esempio, chi sceglie elettrico dei limiti che incontra, ma anche dei piaceri che prova a guidare nel silenzio, e abbinare questi piaceri ad altre esperienze che creino link emotivi tra clienti e marchi automobilistici. Inoltre, la mobilità andrebbe raccontata senza confini di mezzi di trasporto, facendo incontrare chi va a piedi, chi in auto, chi in bicicletta, chi in moto, chi in monopattino, insomma  tutti i protagonisti della mobilità contemporanea, per raffrontare le loro esperienze e le loro necessità e arrivare così a un comune denominatore”.

 

L’obiettivo per Fontana Giusti è raccontare storie di uomini e non di prodotto, storie di cuore e di scoperte e non solo di numeri e di pensiero. “Storie nelle quali le persone che leggono possano ritrovarsi. Perché in questa società molte volte la gente ha paura di mostrare se stessa e il proprio lato fragile: un errore perché non è nascondendosi che si diventa più forti”, riflette. “La felicità di ogni uomo è essere creativo, è mostrare quello che si è capaci di fare, e quindi molti hanno bisogno di sentirsi raccontare le storie, anche di automobili, per identificarsi e riconoscersi e far volare finalmente la propria immaginazione”.

Una comunicazione che punti su un nuovo umanesimo e anche su una messa a fuoco delle proprie passioni che per Fontana Giusti è ripartita quando finalmente è uscito dai binari della routine professionale. E se è vero che ognuno di noi ha un oggetto che simbolicamente lo identifica, un po’ come la boule de neige per Orson Welles in Quarto potere, per Francesco Fontana Giusti sono le 2 ruote di una bicicletta. Due ali della libertà. La sua rinascita anche professionale come experience teller, la sua nuova visione creativa del mondo è iniziata proprio da una chopper bike. “The medium is the message”, affermava il sociologo Marshall McLuhan. È il mezzo stesso di comunicazione il messaggio. Che nel caso di Fontana Giusti è pure un mezzo di mobilità.