Auto, clima e interferenze: decide il cliente, non la finanza

Auto elettriche: perché insistere se il mercato non le vuole?

di Pier Luigi del Viscovo, direttore di Fleet & Mobility
(da “il Giornale” del 14/12/2022)

 

Tra Ikea e un produttore di computer, chi diremmo che sia più esperto sui mobili per la casa? E sull’alimentazione domestica, Barilla o una compagnia aerea? E gli automobilisti, li conosce meglio Toyota o un fondo d’investimento? Sbagliato, è il fondo. Così pensano AP7, fondo pensioni svedese, CEPB, fondo pensioni della Chiesa d’Inghilterra, Storebrand, gruppo finanziario norvegese, e AkademikerPension, fondo pensioni danese, che da oltre un anno esercitano pressioni sul primo costruttore mondiale, criticandone le strategie. Poiché Toyota non persegue una completa e totale conversione ai soli propulsori full electric, i fondi sono “preoccupati che Mr. Toyoda sembri non capire la posta in gioco”. Che sarebbe? “Rischia di restare indietro sui concorrenti che stanno implementando veicoli elettrici”.

Inoltre, Toyota è Toyota e potrebbe “rappresentare anche una copertura per gli altri costruttori che volessero evitare quei grandi cambiamenti tesi a centrare l’obiettivo climatico”. Allora lo smottamento diverrebbe una frana e addio transizione. Sì, perché “l’industria automobilistica deve darsi una mossa, dato che è centrale per il raggiungimento degli accordi di Parigi”. Più come simbolo che nei numeri, come si sa, e questo è il vero problema.

Insomma, preoccupati per le sorti dell’azienda in cui hanno messo i risparmi che gestiscono, arrivano a minacciare di “disinvestire, come ultima mossa, se dovessimo accorgerci che i costruttori non vogliono migliorare o dare ascolto a tali preoccupazioni”. La posizione di Toyota è ferma e chiara: «Il cliente deve poter scegliere”. Grandi investimenti nella de-carbonizzazione, soprattutto in produzione, ma con una previsione che le auto a pile al 2030 potranno rappresentare un terzo dei propri volumi, visto che “i motori ibridi tornano utili in quei mercati dove le infrastrutture non sono pronte a supportare un passaggio più rapido alle auto elettriche”. E questo, alla luce di come procedono le colonnine, dovrebbe essere conclusivo.

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